Videogiochi

The Blood of Dawnwalker: tra giorno e notte – Recensione PC

The Blood of Dawnwalker è un action RPG dark fantasy sviluppato da Rebel Wolves, studio fondato da ex sviluppatori di CD Projekt Red, ambientato nel XIV secolo nei Monti Carpazi, nella Valle Sangora.

La trama

The Blood of Dawnwalker: tra giorno e notte - Recensione PC

Un gruppo di vampiri nobili chiamati Vrakhiri prende il controllo della valle, offrendo il proprio sangue per proteggere e curare gli umani dalla peste, instaurando però un regime di terrore e sottomissione.

Il giocatore veste i panni di Coen, un uomo la cui vita viene sconvolta quando la sua famiglia viene rapita e presa in ostaggio per un macabro rituale. Coen, tuttavia, viene contaminato e diventa un Dawnwalker.

Di giorno è un umano ed esperto spadaccino, mentre di notte si trasforma in una creatura della notte con poteri sovrannaturali.

Dopo il rapimento della famiglia, il giocatore ha a disposizione 30 giorni in-game per prepararsi, stringere alleanze ed effettuare l’assalto finale, gestendo il tempo come risorsa limitata.

Spadaccino di giorno e vesperale di notte

The Blood of Dawnwalker: tra giorno e notte - Recensione PC

Sul lato gameplay iniziano i problemi del gioco. I movimenti sono legnosi e combattere con il personaggio risulta non difficile, ma non dà una bella sensazione. È una sensazione che ci si aspetta in un AAA nel 2026. Tra l’altro, anche le animazioni non sono delle migliori.

Inoltre, un’altra pecca dal punto di vista combat system è che, durante l’esplorazione, troviamo un NPC come un orso o un mini boss. La telecamera lo punta direttamente, senza che possiamo scappare se non lo vogliamo affrontare o direttamente andarcene. Non si può fare. Anche quando combattiamo con i nemici, la visuale resta fissa. Il colpo va direttamente a quello a cui stai puntando. Tranne nel caso in cui pari, il colpo va a quello a cui hai parato.

Ti potrebbe interessare Resonance: A Plague Tale Legacy, la recensione PC di un ottimo ritorno alle origini

Il personaggio, tra l’altro, quando corre si ferma sempre a un metro dagli oggetti. Ok non dare quella sensazione di sbattere contro tutto. Ma anche così è esagerato.

Molto bella, invece, la dinamica dei 30 giorni. Il giocatore non può fare tutto e deve scegliere ciò che pensa sia giusto. Cosa che porta a più finali e molto apprezzabile.

Direzione artistica interessante, ma nella realizzazione meno

Graficamente il gioco non stupisce e non eccelle, anche questa dà la sensazione di un gioco non propriamente next gen, anzi. Inoltre, il gioco sfrutta la più recente tecnologia di Unreal Engine 5 e graficamente quindi dovrebbe stupirci, cosa che purtroppo non fa. Ci sono infatti diversi elementi che sembrano non sfruttare pienamente il potenziale del motore, soprattutto per quanto riguarda alcuni dettagli, le animazioni e la resa generale degli ambienti.

Tuttavia, eccelle nella sua art direction. L’ambientazione dei Carpazi medievali nel XIV secolo è ricca di carattere, con boschi fitti, paludi e villaggi rurali oppressi che ricreano un dark fantasy crudo, fangoso e verosimile. L’atmosfera riesce quindi a essere molto più convincente della qualità tecnica vera e propria, dando al mondo di gioco un’identità ben precisa.

I villaggi e le zone più isolate riescono a trasmettere una sensazione di abbandono e povertà, mentre i boschi e le paludi contribuiscono a rendere l’esplorazione più cupa e inquietante. Nonostante la grafica non faccia gridare al miracolo, l’ambientazione riesce comunque a farsi ricordare grazie alle scelte artistiche.

Design dei vampiri

Viene lodato il distacco dai canoni moderni e patinati dei vampiri. Le creature sono presentate come esseri ripugnanti, parassitari e mostruosi, fortemente radicati nel folklore dell’Est Europa.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della direzione artistica, perché i Vrakhiri non cercano di essere i classici vampiri affascinanti che siamo abituati a vedere. Il loro aspetto punta invece sul lato più inquietante e disgustoso della creatura, rendendoli molto più adatti all’atmosfera del gioco.

Caratterizzazione del protagonista

The Blood of Dawnwalker: tra giorno e notte - Recensione PC

La doppia natura di Coen, umano stanco e segnato dalla fatica di giorno e predatore notturno in mutazione, è riflessa in scelte estetiche forti, sporche e per nulla giuste in alcuni casi.

Anche il protagonista riesce quindi a rappresentare bene il dualismo alla base del gioco. Durante il giorno mantiene un aspetto più umano e provato, mentre durante la notte la sua trasformazione mette maggiormente in evidenza la sua natura da creatura della notte.

In questo caso, quindi, la direzione artistica riesce a valorizzare bene il personaggio e il mondo che lo circonda, anche quando la qualità tecnica non riesce a fare lo stesso.

I vampiri di quegli anni non conoscevano proprio cosa significasse ottimizzare

Come da titolo, penso sia esplicativo, ma parliamone.

Il gioco sembra non aver ricevuto alcun tipo di ottimizzazione. Su hardware recente, giustamente, gira abbastanza fluido, ma non tanto.

Anche su queste c’è bisogno di DLSS o FrameGen per mediare i problemi. Inoltre, ci sono molti problemi di stuttering e drop di FPS incredibili nelle zone più pesanti delle foreste.

Inoltre, il gioco soffre di pesanti fenomeni di traversal stuttering, ovvero scatti improvvisi quando si caricano nuove parti della mappa. Il grafico dei tempi di risposta del frame, il frametime, risulta estremamente erratico.

Questo causa microscatti continui anche quando il contatore totale degli FPS sembra apparentemente alto.

Trattandosi di un action RPG basato sul tempismo e sulla meccanica del parry, ovvero la parata perfetta, i cali improvvisi di fluidità rendono il sistema di combattimento inaffidabile.

I giocatori lamentano morti frequenti dovute alla temporanea mancanza di reattività dei comandi durante i cali di frame rate.

Il gioco, nonostante le sue imperfezioni, tuttavia è un ottimo GDR. Ha una buona storia, degli ottimi dialoghi e, nonostante alcune quest secondarie possano risultare noiose e ripetitive, il gioco cerca di innovare.

Da una parte lo fa con la meccanica dei 30 giorni, mentre dall’altra è molto conservativo, soprattutto per quanto riguarda alcuni aspetti che ricordano The Witcher.

Alla fine, si rivela un ottimo gioco nei termini di GDR, mentre nel resto qualcosa in meno.

 

 PRO

 Narrazione e scrittura

 Atmosfera e ambientazione

 Sistema dei 30 giorni

 Dualità umano/vampiro

 Libertà e conseguenze

 CONTRO

 Combat system poco rifinito

 Attività secondarie ripetitive

 Varietà dei nemici limitata

 LA NOSTRA VALUTAZIONE 8,2/10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *