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Resonance: A Plague Tale Legacy, la recensione PC di un ottimo ritorno alle origini

Dopo il successo di A Plague Tale: Innocence e A Plague Tale: Requiem, Asobo Studio torna a raccontare una nuova storia ambientata nell’universo della serie. Con Resonance: A Plague Tale Legacy, però, lo studio francese sceglie di tornare indietro nel tempo, proponendo un’avventura ambientata quindici anni prima degli eventi di Requiem.

Questa volta il giocatore veste i panni di Sophia, personaggio già conosciuto dai fan, ma protagonista assoluta di una storia che permette di approfondire il suo passato. Il viaggio porta la ragazza su una misteriosa isola legata alla mitologia greca, tra antichi segreti, visioni, combattimenti e creature tutt’altro che rassicuranti.

La formula della serie viene inoltre modificata in maniera importante. Se Innocence e Requiem avevano costruito buona parte della loro identità sullo stealth, Resonance decide di puntare maggiormente sull’azione diretta, rendendo Sophia una protagonista decisamente più preparata ad affrontare i propri nemici.

Una scelta che poteva facilmente trasformarsi in un rischio, ma che Asobo Studio riesce a gestire con intelligenza, costruendo un’avventura che conserva l’anima narrativa di A Plague Tale e allo stesso tempo prova qualcosa di nuovo.

Una storia tra dolore e mitologia

Resonance: A Plague Tale Legacy, la recensione PC di un ottimo ritorno alle origini

 

La storia rappresenta sicuramente uno dei punti di forza principali di Resonance: A Plague Tale Legacy.

La vicenda comincia quando Sophia è ancora una bambina. Dopo essere stata mandata in un convento, la ragazza viene sottoposta a misteriosi esperimenti che finiscono per provocarle delle visioni inquietanti.

All’interno di queste visioni compare un’isola misteriosa e una figura legata alla mitologia greca ovvero Teseo.

Quello che inizialmente sembra soltanto un incubo diventa progressivamente qualcosa di molto più importante. Le visioni accompagnano Sophia durante la crescita e finiscono per avere un ruolo centrale nella sua vita.

Una volta adulta, la protagonista decide di andare alla ricerca delle risposte che le sono sempre state negate. Insieme alla sua amica Leni, intraprende così un viaggio verso l’Isola del Minotauro, un luogo che nasconde numerosi segreti.

La narrazione alterna quindi il presente di Sophia alle vicende legate a Teseo, creando gradualmente un collegamento tra passato e presente.

Il modo in cui la produzione mescola mitologia, mistero e dramma personale funziona particolarmente bene. La componente mitologica non è semplicemente un elemento estetico, ma diventa parte integrante del racconto e contribuisce a dare all’avventura una propria identità.

Sophia è il cuore dell’avventura

Gran parte del successo della storia dipende proprio dalla protagonista.

Sophia è una ragazza che porta con sé le conseguenze delle esperienze vissute durante l’infanzia. Il suo viaggio non consiste solamente nel raggiungere un’isola o scoprire la verità sulle proprie visioni, ma anche nel confrontarsi con il proprio passato.

Temi come la perdita, il dolore, la famiglia e il senso di appartenenza vengono sviluppati durante l’avventura senza diventare semplici elementi di contorno.

Anche il rapporto con Leni è importante. La presenza della compagna permette di costruire alcuni dei momenti più personali della storia e contribuisce a rendere più credibili i personaggi.

Il cast secondario svolge quindi un ruolo importante nel rendere il viaggio di Sophia più coinvolgente.

Particolarmente riuscito è inoltre il modo in cui Resonance riesce a raccontare la propria storia senza richiedere necessariamente una conoscenza approfondita dei capitoli precedenti. Chi ha giocato Innocence e Requiem potrà sicuramente apprezzare maggiormente alcuni riferimenti, ma anche i nuovi giocatori possono godersi l’avventura.

Un A Plague Tale più action

La vera rivoluzione di Resonance è però rappresentata dal combat system.

Asobo Studio ha deciso di allontanarsi dalla formula maggiormente stealth dei precedenti capitoli e di permettere a Sophia di affrontare i nemici in maniera molto più diretta.

La protagonista può parare, schivare e contrattaccare, creando un sistema abbastanza semplice da comprendere ma allo stesso tempo soddisfacente.

La possibilità di reagire agli attacchi avversari attraverso una parata ben eseguita rende gli scontri più dinamici, mentre la presenza di nemici differenti obbliga in alcune situazioni a cambiare strategia.

Sophia può inoltre sfruttare diversi strumenti durante i combattimenti, aumentando le possibilità a disposizione del giocatore.

Il risultato è un sistema di combattimento che non vuole competere con gli action più tecnici presenti sul mercato, ma che riesce perfettamente nel proprio obiettivo: rendere gli scontri divertenti e dare alla protagonista una maggiore libertà d’azione.

Il passaggio allo stile action non cancella completamente le atmosfere dei precedenti giochi. Alcune situazioni tornano infatti a mettere il giocatore nella condizione di evitare una minaccia invece di affrontarla, soprattutto durante determinate sezioni più orientate all’horror.

È una buona soluzione per mantenere una certa varietà e, soprattutto, per ricordare al giocatore da dove proviene questa serie.

L’unico problema del combat system è che, andando avanti, alcuni scontri possono diventare un po’ ripetitivi. La base è buona, ma sarebbe stato interessante vedere una maggiore evoluzione delle meccaniche durante le fasi più avanzate dell’avventura.

Puzzle che divertono senza frustrarci

Resonance: A Plague Tale Legacy, la recensione PC di un ottimo ritorno alle origini

 

I combattimenti non sono comunque l’unico elemento del gameplay.

Gli enigmi rappresentano una parte importante dell’avventura e permettono di alternare le fasi action a momenti più tranquilli.

Sophia dispone di una particolare sfera legata alla manipolazione della luce, che viene utilizzata per interagire con l’ambiente e risolvere diversi puzzle.

Bisogna osservare attentamente ciò che ci circonda, capire quali elementi possono essere utilizzati e trovare il modo corretto per procedere.

La difficoltà è generalmente ben calibrata. Gli enigmi riescono a mettere alla prova il giocatore senza trasformarsi in ostacoli frustranti.

È inoltre possibile ricevere alcuni suggerimenti quando ci si trova in difficoltà, permettendo di evitare situazioni in cui un singolo puzzle rischia di interrompere completamente il ritmo dell’avventura.

Nel complesso, i puzzle sono divertenti e ben integrati nel gameplay e rappresentano una delle componenti che meglio contribuiscono a mantenere varia l’esperienza.

Un’isola spettacolare da vedere

Se c’è un aspetto nel quale Resonance riesce a impressionare fin dai primi minuti, è sicuramente quello visivo.

L’Isola del Minotauro è stata realizzata con una grande attenzione ai dettagli e presenta ambientazioni estremamente suggestive.

Le rovine antiche, la vegetazione, le strutture ispirate alla cultura minoica e gli ambienti sotterranei contribuiscono a creare un mondo affascinante e credibile.

La direzione artistica è probabilmente uno degli elementi migliori dell’intera produzione. Ogni zona riesce ad avere una propria identità e la gestione dell’illuminazione contribuisce ulteriormente alla resa degli ambienti.

Il gioco riesce inoltre a passare con naturalezza da panorami luminosi e spettacolari a ambientazioni oscure e inquietanti, utilizzando la componente visiva anche per costruire tensione.

Alcune delle sequenze ambientate nei sotterranei sono particolarmente riuscite proprio grazie all’utilizzo della luce e dell’oscurità.

Le animazioni non sono sempre all’altezza

Purtroppo, proprio perché il comparto artistico raggiunge livelli molto elevati, alcune imperfezioni tecniche risultano maggiormente evidenti.

Il problema principale riguarda alcune animazioni dei personaggi, che in determinate situazioni possono apparire piuttosto legnose.

Durante alcune interazioni e movimenti meno importanti, i personaggi non risultano sempre naturali come ci si aspetterebbe da una produzione di questo livello.

È un difetto che non rovina l’esperienza, ma che si nota soprattutto quando il gioco passa dalle spettacolari sequenze narrative alle interazioni più semplici.

Le espressioni facciali e le scene più importanti risultano invece molto più convincenti e riescono a sostenere adeguatamente la componente narrativa.

Atmosfera e comparto audiovisivo

Resonance: A Plague Tale Legacy, la recensione PC di un ottimo ritorno alle origini

 

La qualità visiva viene accompagnata da un comparto sonoro altrettanto curato.

La colonna sonora riesce a seguire efficacemente i diversi momenti dell’avventura, passando da composizioni più delicate durante le fasi narrative a brani più intensi durante i combattimenti.

Anche il sound design contribuisce alla costruzione dell’atmosfera, soprattutto nelle sezioni più inquietanti.

Il gioco riesce infatti a creare alcuni momenti in cui la tensione non dipende necessariamente dalla presenza di un combattimento, ma semplicemente da ciò che potrebbe nascondersi nell’oscurità.

È proprio in queste situazioni che Resonance riesce maggiormente a ricordare i suoi predecessori, dimostrando che il passaggio all’action non significa necessariamente abbandonare completamente la componente più inquietante della serie.

Un esperimento riuscito

Resonance: A Plague Tale Legacy aveva davanti a sé una sfida complicata.

Asobo Studio doveva raccontare una nuova storia, approfondire il passato di Sophia e contemporaneamente modificare una formula che aveva funzionato molto bene nei precedenti capitoli.

La scelta di puntare maggiormente sull’azione poteva essere rischiosa, ma il risultato finale è convincente.

Il combat system è divertente e immediato, i puzzle sono ben realizzati e la storia riesce a mantenere quella forte componente emotiva che ha sempre rappresentato uno dei marchi di fabbrica della serie.

Ma è soprattutto il comparto artistico a sorprendere. L’Isola del Minotauro è bellissima, le ambientazioni sono ricche di dettagli e l’atmosfera riesce a passare dal meraviglioso all’inquietante con grande naturalezza.

Sophia, inoltre, si dimostra una protagonista capace di sostenere il peso dell’intera avventura. La sua storia personale, il rapporto con Leni e il mistero legato alle sue visioni rappresentano il cuore dell’esperienza.

Non tutto è perfetto. Le animazioni legnose sono il difetto tecnico più evidente e il combattimento, pur funzionando bene, avrebbe potuto offrire una maggiore varietà nelle fasi avanzate.

Sono però difetti che non riescono a oscurare i tanti pregi della produzione.

Resonance: A Plague Tale Legacy è quindi un prequel riuscito, capace di cambiare la formula senza perdere completamente l’identità della serie.

Asobo Studio dimostra ancora una volta di saper costruire storie emozionanti e mondi visivamente spettacolari, trovando allo stesso tempo il coraggio di sperimentare.

Un nuovo capitolo che cambia direzione, ma non dimentica ciò che ha reso speciale A Plague Tale.

 

 PRO

  • Storia coinvolgente e ben narrata
  • Sophia è una protagonista convincente
  • Comparto artistico e ambientazioni spettacolari
  • Puzzle ben realizzati e divertenti

 CONTRO

  • Animazioni a volte legnose
  • Il combat system può risultare ripetitivo

 LA NOSTRA VALUTAZIONE: 8,5/10

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