Terminata da poco con l’arrivo dell’ottavo episodio su Amazon Prime Video, la quarta stagione di Reacher ha mantenuto la qualità delle precedenti stagioni anche se, questa volta, con qualche lieve difetto. Tra intrighi politici, sottotrame militari e spionistiche, azione e tanta, tanta violenza, è un ulteriore bersaglio pienamente centrato, nonostante la complessità della trama e l’elevato numero di personaggi in scena.
La trama

Di passaggio a Philadelphia, Jack Reacher (Alan Ritchson) assiste, impotente, al suicidio di una donna sulla metropolitana. Fermato dalla polizia come potenziale indiziato e poi rilasciato poiché estraneo ai fatti, l’ex poliziotto militare decide di indagare per conto suo. Ma presto CIA, FBI e contractor iniziano a dargli la caccia, convinti che sia entrato in possesso di una misteriosa chiavetta USB che la donna potrebbe avergli affidato poco prima di morire.
Mentre Reacher cerca di ricostruire gli ultimi istanti della vittima e capire perché sia stata presa di mira, si ritrova al centro di una cospirazione dai risvolti politici, costretto a muoversi tra vecchi segreti, interessi governativi e nemici pronti a tutto pur di recuperare quei dati.
Giro n. 4: ancora una volta, la qualità rimane al primo posto

Ormai, quello con l‘adattamento televisivo dei romanzi di Lee Child è un appuntamento fisso sin dal 2022. A distanza di un anno e mezzo dalla terza stagione, lo scorso agosto la quarta stagione di Reacher ha fatto il suo debutto su Amazon Prime Video, per poi raggiungere la conclusione solo qualche giorno fa. Basata su Gone tomorrow pubblicato nel 2009 (e poi edito in Italia nel 2011 con il titolo I dodici segni) il giro n. 4 di Reacher mantiene intatto lo smalto del franchise: ancora una volta, la qualità rimane al primo posto, portando nel catalogo di Amazon una nuova, accattivante stagione all’insegna di cospirazioni, echi dal passato e nuovi, pericolosi nemici.
In sostanza, la formula su cui è basata la serie TV fin dalla prima stagione resta invariata, nonostante alcune sottrazioni (assente la storica commilitone di Reacher, Frances Neagley) e aggiunte, queste ultime per quanto concerne la caratterizzazione del personaggio interpretato da Alan Ritchson. In particolare la prima, grande novità è quella di trovarsi di fronte a un Jack Reacher sì sempre più uomo-esercito, tuttavia anche più vulnerabile rispettato al passato.
Il non essere riuscito a salvare una vita, il trovarsi accerchiato da più fronti e il poter contare solo su una piccola alleanza eterogenea composta dalla brillante e risoluta ma declassata detective del Philadelphia Police Department Tamara Green (Sydelle Noel), il placido poliziotto di provincia Jacob Merrick (Christopher Marquette), fratello della donna suicida, e il giornalista d’inchiesta Russell Plum (Kevin Weisman), sono per Reacher una vera e propria prova del fuoco, più ostica rispetto alle precedenti stagioni. Seppur rimanga un personaggio granitico e imponente, dall’acume spiccato e dalla forza incredibile, Jack Reacher, qui, mostra le prima crepe di un uomo stanco, eppure incapace di fermarsi dinanzi a giochi di potere, insabbiamenti, vittime collaterali e segreti.
L’azione rimane la colonna portante

Ed è proprio questo mix di situazioni che permette all’azione di deflagrare dapprima in maniera centellinata e, poi, con un approccio più massiccio da metà stagione in poi. Sempre fulminea e fisicamente scenica, l’azione al centro della quarta stagione di Reacher alza, ancora di più, l’asticella tanto dell’adrenalina quanto della violenza mostrabile: tra ossa spezzate e proiettili che sforacchiano teste e casse toraciche, non mancano impennate ai limiti del gore più orrorifico, mutilazioni di ogni sorta, dettagli sanguinolenti e violentissimi combattimenti corpo a corpo.
In particolare, l’introduzione degli ambigui personaggi di Lila Hoth (Agnes Monica) e Amisha Hoth (Anggun), inizialmente presentate come vittime di turno e alleate per poi rivelarsi, con l’avanzamento della trama, la vera minaccia, porta in scena un’ondata sanguinolenta tra corpi straziati e combattimenti a colpi di Pencak Silat e karambit, tant’è da ricordare gli echi di Gareth Evans e dei suoi intramontabili The Raid e Merantau, soprattutto con l’intenso e brutale combattimento finale, una vera e propria resa dei conti all’ultimo sangue (e taglio).
Un ulteriore livello di sfida, quindi, sia per Reacher sia per gli occhi dello spettatore che si trova a vivere su schermo un connubio di macchinazioni e morti ammazzati senza soluzione di continuità. Nonostante gli ingredienti possano sembrare beceri e abusati da cotanta produzione televisiva e cinematografica, Reacher non risente minimamente dell’utilizzo di tali elementi. Semmai, sancisce un avanzamento di livello nello stabilire una propria identità visiva e contenutistica.
Una stagione più politica e mai così attuale

Nel bel mezzo di tutto questo, però, è impossibile non affermare come questa quarta stagione di Reacher, a oggi, sia quella più marcatamente politica. Tra segreti militari e corse alle poltrone di rilievo, la serie TV apre uno spaccato decisamente attuale su manovre di potere e rischiosi interessi del passato che si traducono, de facto, in una costante e potenziale minaccia non per il singolo bensì per la società tutta.
Questa peculiarità, rispetto alle precedenti stagioni, dà a Reacher una ventata di ‘internazionalizzazione‘ che ancora mancava: seppur la minaccia rimanga nei lidi della terra Stars and Stripes (col rischio di una escalation fuori dai propri confini), questa trova le sue origini molto lontano, in quel sud-est asiatico dalla storia geopolitica instabile e sempre calda. Il nemico, questa volta, non è locale ma straniero, eppure plasmato proprio dai ‘gendarmi’ internazionali quali sono gli Stati Unidi d’America.
In sostanza, quello che traspare da questa nuova stagione è un discorso politico che invita a riflettere, dati reali alla mano, sulle conseguenze di scelte sbagliate, discutibili politiche estere e crimini di guerra, tematiche tremendamente attuali se ci si ferma a riflettere sulla coeva situazione geopolitica globale. Ciò nonostante, è proprio questa scelta ai fini della trama che mette in luce alcuni difetti della quarta stagione: i troppi personaggi di contorno, le sottotrame e i numerosi flashback per spiegarle appesantiscono un po’ l’insieme, con il rischio che un momento di distrazione durante la visione possa costare la mancata comprensione di determinati sviluppi del plot.
In attesa della quinta stagione

E mentre la quarta stagione di Reacher si è accomiatata con un finale intenso dal punto di vista dell’azione nonché commovente e riflessivo da quello squisitamente umano, è giusto tirare le somme su un franchise che, anno dopo anno, riesce dove molte produzioni falliscono: mantenere altà la qualità tanto visiva quanto contenutistica, senza scadere nel già visto dal sapore stantio. Col suo essere un thriller d’investigazione permeato da azione realistica e brevi sprazzi di humour per stemperare tensione e attimi di forte violenza, Reacher si conferma come un prodotto mai scontato e capace di generare hype a ogni nuova stagione.
In attesa di vedere la già confermata quinta stagione, nel frattempo ai vecchi e nuovi fan del Jack Reacher di Alan Ritchson non resta che bypassare l’attesa con la prima stagione di Neagley, lo spin-off di Reacher basato sull’omonimo personaggio Frances Neagley disponibile con i suoi otto episodi su Amazon Prime Video.
REACHER 4 IN BREVE
PRO
– La qualità rimane alta
– Ritmo bilanciato
– L’azione abbonda
CONTRO
– Le sottotrame complicano la narrazione
– Troppi personaggi secondari
LA NOSTRA VALUTAZIONE: 8,5/10
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Divoratore accanito di film, serie TV, libri e manga, ama gli anime (su tutti, Neon Genesis Evangelion al quale ha dedicato un saggio acquistabile qui) e i videogame, senza dimenticare la sua passione per la montagna. Autore di diversi saggi monografici, è un consulente editoriale con esperienza decennale, fotografo freelance e redattore per differenti siti web.
