Una delle serie manga più longeve e amate della storia ha, ufficialmente, un punto d’arrivo. Durante un’intervista concessa alla Nippon TV nell’ambito dello speciale 24 Hour Television Latest Information SP, Gosho Aoyama ha confermato di aver già iniziato a lavorare al capitolo conclusivo di Detective Conan, la serie che dal 1994 accompagna lettori e spettatori di ogni età.

Un successo mai davvero previsto

L’autore ha dichiarato di avere già scritto il titolo del capitolo finale e non solo, da uno scambio di battute avvenuto durante la stessa intervista con i cantanti Chanmina e Taiga Kyomoto dei SixTONES – entrambi fan dichiarati della serie – Aoyama ha lasciato intendere di avere pronto anche il name, ovvero la bozza con cui si pianificano vignette, dialoghi e sviluppo narrativo di un capitolo prima della stesura definitiva. Un dettaglio che conferma come l’autore abbia già una versione strutturata del finale, non solo un titolo provvisorio.
Con questa rivelazione, però, non significa che Detective Conan sia in procinto di concludersi. Aoyama stesso ha tenuto a precisare che si tratta semplicemente di materiale già pronto, non di un annuncio di chiusura imminente della serie.
Nel corso dell’intervista, il mangaka ha ripercorso anche gli esordi della serie, ammettendo di non essersi mai aspettato che Detective Conan sarebbe diventata il fenomeno che è oggi. Aoyama ha raccontato di aver pensato, agli inizi, che la storia sarebbe finita in fretta e di aver realizzato per la prima volta la reale portata dell’affetto del pubblico solo quando il manga ha ottenuto il suo primo lungometraggio animato al cinema.
Da allora, la serie non ha mai smesso di crescere: oggi conta un anime tuttora in onda regolarmente e film che, anno dopo anno, sono diventati veri eventi cinematografici attesi dal pubblico giapponese e non solo.
Durante la conversazione, Aoyama ha anche scherzato sul particolare parallelismo che condivide con Eiichiro Oda, autore di One Piece, raccontando di essersi detti, in un’occasione, di essere probabilmente gli unici due mangaka i cui manga continuano a diventare episodi anime settimana dopo settimana.
Un franchise che ha ridisegnato il genere investigativo in animazione

L’impatto di Detective Conan sul panorama manga e anime va ben oltre la longevità della serie in sé. Fin dal debutto, nel 1994, il titolo ha contribuito a rendere il genere investigativo un pilastro stabile della produzione seriale giapponese, dimostrando che una struttura a episodi autoconclusivi – un caso, un mistero, una soluzione – poteva reggere un pubblico fedele per decenni. Allo stesso tempo, la trama orizzontale legata all’Organizzazione in nero ha tenuto alta la tensione narrativa nel lungo periodo. Un equilibrio che ha ispirato, direttamente o indirettamente, buona parte delle serie investigative e ‘mistery’ arrivate dopo di lui.
Un appuntamento annuale al botteghino
Sul fronte cinematografico, Detective Conan è diventato uno dei fenomeni più costanti del box office giapponese. Il film annuale della saga – quest’anno giunto al ventinovesimo capitolo – non solo debutta regolarmente al primo posto delle classifiche ma continua a battere i propri stessi record di anno in anno, arrivando a incassare diversi miliardi di yen nei soli primi giorni di programmazione. Nel corso degli anni la saga cinematografica ha superato, in più occasioni, produzioni di peso come i film di Doraemon e persino alcuni lungometraggi dello Studio Ghibli, confermandosi come uno degli appuntamenti cinematografici più attesi della stagione primaverile in Giappone.
Dal Giappone rurale al fenomeno merchandising

L’eredità di Detective Conan si misura anche fuori da sale cinematografiche e edicole: infatti a Hokuei, la cittadina della prefettura di Tottori dove è nato Gosho Aoyama, l’intero centro abitato si è trasformato in un piccolo santuario per i fan: la stazione ferroviaria locale è stata ribattezzata Conan Station, un treno a tema percorre più volte al giorno la linea JR San’in, e lungo le strade si susseguono statue dei personaggi, tombini decorati e negozi a tema, fino al museo Gosho Aoyama Manga Factory, meta di un vero e proprio pellegrinaggio per gli appassionati arrivati da tutto il mondo.
A questo si aggiunge una macchina di merchandising imponente e trasversale, che spazia da abbigliamento, peluche e cancelleria fino a collaborazioni gastronomiche, linee di prodotti a tema e articoli da collezione, alimentata proprio dalla capacità della serie di parlare a più generazioni contemporaneamente: chi la segue fin dagli anni Novanta e chi la scopre oggi per la prima volta.
In Italia il manga è pubblicato da Star Comics, mentre la serie animata è parzialmente disponibile su ANiME Generation, il canale tematico di Yamato Video su Amazon Prime Video, dove sono in corso di recupero le stagioni più datate mentre i nuovi episodi vengono proposti in simulcast.
Che il finale arrivi tra qualche anno o resti per ora un progetto chiuso in un cassetto, la conferma di Aoyama rappresenta comunque un momento significativo per una delle serie più identitarie dell’intero panorama manga e anime: la prova che, dopo oltre trent’anni, l’autore sa esattamente dove sta portando Shinichi Kudo e il suo pubblico.

