Cinema

Da #DECALOGO a Cristina (2025): il mondo di Giulio Golfieri

In attesa che il suo nuovo lavoro, Il milite ignoto, venga presentato all’Edera Film Festival 2026, ripercorriamo la carriera del regista sandonatese Giulio Golfieri.

Cristina (2025): Il corpo della vampira

Da #DECALOGO a Cristina (2025): il mondo di Giulio Golfieri
Cristina (2025) – Foto su gentile concessione di Giulio Golfieri

Cristina è un cortometraggio di dodici minuti del 2025, scritto e diretto dal regista veneto Giulio Golfieri, originario di San Donà di Piave e noto anche con lo pseudonimo artistico RATS. L’opera è stata selezionata in concorso alla settima edizione dell’Edera Film Festival (2025), all’interno della sezione dedicata al cinema del Nord Est, dove si è distinta per l’originalità di un soggetto che, nelle mani di un regista di minor talento, sarebbe potuta sembrare solo una provocazione da cinema arty.

Il film racconta la storia di una vampira, Cristina, giunta al termine della propria esistenza a causa di un cancro al seno che ne sta consumando il corpo, lasciandole cicatrici profonde. Sospesa tra i rituali predatori legati alla propria natura e la sofferenza fisica della malattia, la protagonista arriva a contemplare più volte l’idea di farla finita, in un percorso segnato da momenti angosciosi e da una progressiva accettazione della fine.

Il personaggio è interpretato da Cristina Malcisi, fotografa e attivista bolognese, che ha realmente affrontato in passato una battaglia personale contro il cancro. Golfieri costruisce il racconto proprio a partire dall’esperienza vissuta dall’attrice, trasformandola in una narrazione fantastica che intreccia il tema della malattia con l’immaginario del vampirismo (spicchi d’aglio, ripudio della luce solare…).

In una scena che rimane impressa anche molto dopo lo scorrimento dei titoli di coda, la donna prefigura una versione futura di sé: calva, il volto scavato dalla malattia, gli occhi già oltre la paura della fine: metacinematograficamente parlando, è la stessa Cristina Malcisi che osserva il proprio futuro, ricostruito dal trucco quasi fosse un’autobiografia anticipata l’aneddotica racconta che quando Golfieri le mostrò quella sequenza, lei gli disse: «Mi hai preparata a quello che mi accadrà».

Da #DECALOGO a Cristina (2025): il mondo di Giulio Golfieri
Cristina (2025) – Foto su gentile concessione di Giulio Golfieri

Il linguaggio dell’horror amplifica il dato documentario. Il corpo di Malcisi, le sue cicatrici, le rughe e i mille altri segni del tempo vengono filmati senza censura visiva eppure senza pietismo, come se vecchiaia, malattia e pulsione alla vita appartenessero alla medesima sostanza, a un organismo misterioso osservato in laboratorio – vedi le continue giustapposizioni tra girato originale e materiale d’archivio scientifico sull’avanzamento della metastasi.

Il bianco e nero incide contrasti espressionisti durissimi, sottolineando il fatiscente appartamento di Cristina come ambiente concreto e insieme mentale, nel quale la protagonista viene colta in sospensione tra la vita e la sua progressiva dissoluzione. La colonna sonora di AMOROBOT lavora nella direzione della dissonanza, in una continua alterazione della temperatura emotiva delle immagini.

Non mancano le citazioni cinefile, come l’amplesso-omicidio vampirico in doccia dagli echi hitchcockiani (Golfieri stesso, com’era costume per il Maestro del Brivido, si riserva un cameo nel ruolo della vittima); la stessa idea della metastasi a suo modo discende dallo sguardo decadente di Tony Scott in The Hunger.  E poi c’è il finale, chiaramente favorevole all’eutanasia, ma privo di un perentorio tono da tesi. Le scelte narrative sembrano nascere dal corpo della protagonista prima ancora che dalle convinzioni del regista.

È una differenza da non sottovalutare, quando il cinema vuole prefissarsi, per prima cosa, l’obiettivo dell’osservazione. E guardando Cristina si ha l’impressione che tutti i lavori precedenti di Giulio Golfieri convergano verso questo punto, una circonvallazione inevitabile quando una poetica registica raggiunge ampia definizione.

Un autore ai margini

Da #DECALOGO a Cristina (2025): il mondo di Giulio Golfieri
La nostalgia del randagio (2015) – Foto su gentile concessione di Giulio Golfieri

Giulio Golfieri, nato a San Donà di Piave nel 1992 e formatosi sia allo IUAV di Venezia sia alla Scuola di Cinema Carlo Mazzacurati di Padova, ha scelto di restare in Veneto, rifiutando un cinema di stampo romano in favore di un canone filmico plasmato attorno alle idee di periferia e volti caratteristici. Egli racconta spesso quanto il cinema sia stato taumaturgico per le proprie difficoltà personali, citando come ispiratori tutelari gente del calibro di Marco Ferreri (descritto come un autore “esiliato” dal cinema italiano, nel quale Golfieri sembra riconoscere la propria posizione marginale), Roman Polanski, Gaspar Noé e Joe D’Amato, accomunati da un’attenzione ossessiva, tra le altre cose, per la corporeità e per gli emarginati.

Già nel suo primo lavoro, La nostalgia del randagio (2015), incentrato su una donna che si prende cura di alcuni cani randagi nel casertano, emerge un interesse per la metamorfosi e per il passaggio dall’abbandono alla rinascita, unendo spunto documentario e spiccato simbolismo.

Ancora più significativo, nel percorso di Golfieri, è #DECALOGO, progetto sviluppato tra il 2015 e il 2018 e composto da dieci cortometraggi ispirati ai Comandamenti. Le opere sono girate quasi interamente davanti a un fondale nero, con scenografie ridotte al minimo e un lavoro sulla luce particolarmente curato, in un’impostazione che rimanda dichiaratamente al cinema di Derek Jarman e che punta a trattare il corpo attoriale come superficie da plasmare con la luce.

Il suono, curato in post-produzione, assume un peso pari a quello dell’immagine, mentre la parola si riduce progressivamente fino a lasciare spazio a brevi racconti sensoriali. Il progetto, sostenuto dall’artista Liliana Moro, venne pensato come una delle prime serie italiane per Instagram, ma la presenza di scene di nudo ne ostacolò la diffusione sulla piattaforma e ne complicò anche il percorso festivaliero.

Da #DECALOGO a Cristina (2025): il mondo di Giulio Golfieri
#DECALOGO (2018) – Foto su gentile concessione di Giulio Golfieri

Una filmografia in continua costruzione

Da #DECALOGO a Cristina (2025): il mondo di Giulio Golfieri
Only Deads (2022) – Foto su gentile concessione di Giulio Golfieri

Only Deads segna una svolta nel percorso di Golfieri. Girato durante il lockdown con un budget esiguo, interamente nell’appartamento di una delle interpreti e nell’arco di una manciata di mattine, il film prende spunto dal boom di OnlyFans e dalla diffusione illegale dei contenuti su Telegram. L’idea originaria prevedeva anche una componente post-apocalittica con zombie, poi abbandonata per motivi di budget: resta un thriller erotico costruito attorno a immagini sessualmente esplicite e al tema dello sguardo, in cui lo schermo del computer e l’occhio digitale di un drone incanalano il voyeurismo, fino a sfociare nello stalking e nel gore.

Golfieri stesso considera questo film la chiusura della sua fase sperimentale, giudicandolo con severità sul piano della scrittura. La critica, invece, ne ha valorizzato soprattutto la capacità di leggere il desiderio contemporaneo attraverso il linguaggio del cinema di genere, elogiando l’uso di un’illuminazione chiaroscurale durissima (degli schermi PC o delle luci natalizie) che scolpisce o fende di lame luminose i corpi.

Nel 2022 realizza Ombre, più video installazione che cortometraggio tradizionale, vincitrice del Premio Nazionale d’Arte Contemporanea “Teogonia – Tracce di futuro”, promosso dalla Fondazione CDP e dalla Fondazione Giorgio e Isa De Chirico. Protagonisti sono i senzatetto di Milano, ripresi durante il lockdown come figure quasi metafisiche in una città improvvisamente svuotata, liminale. Ancora una volta, il margine sociale diventa per Golfieri il privilegiato spazio d’indagine antropologica. Ciò che colpisce non è tanto la varietà dei generi affrontati quanto la coerenza dello sguardo. Horror, erotismo, documentario, videoarte e racconto sociale appartengono alla stessa ricerca sulle difficoltà di abitare il presente.

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Ombre (2022) – Foto su gentile concessione di Giulio Golfieri

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